lunedì 23 agosto 2010

L'intervista … con il BANDITO Episodio 45: Marcio Venicius Forte

(nella foto sopra, il grandissimo Marcio in versione "guida"...chi non si affiderebbe a lui quando c'è di mezzo un terreno parquettoso???)


Nome? Marcio Venicius

Cognome? Forte

D: Olà Marcio, benvenuto nella mio balordissimo e incasinatissimo studio…come vedi c’è più polvere qui che nel castello della famiglia Addams, ma non preoccuparti, basta un colpo de swiffer ben assestato e gli acari sono sconfitti…ma veniamo a noi…non ti nascondo che nonostante io sia portiere (so che è difficile crederlo, ma è cosi, hihihi, ndr) anzi, da poco ex portiere, tu sei il mio giocatore preferito del panorama futsalistico italiano…ogni volta che ho avuto il piacere di vederti sul terreno di gioco, mi hai impressionato per la tua facilità di corsa, per il tuo sacrificio in favore dei compagni più offensivi, per il tuo non mollare mai e crederci sempre … ma il calcio a 5 per Marcio Venicius Forte che cos’è??? Lo consideri solo un lavoro o è qualcosa che va oltre, tipo la famosa esclamazione di Bill Shankly: "Alcuni pensano che il calcio sia una questione di vita o di morte. Non sono d'accordo. Posso assicurarvi che è molto, molto di più."??? Se non ci fosse stato il futsal, avresti puntato sul calcio a 11???
R: Il calcio a 5 é entrato nella mia vita in una maniera “diversa”…da piccolo facevo nuoto, e quando ho compiuto 13 anni mi hanno invitato a partecipare ad un evento in una scuola di calcio a 5, sono andato é da quell’appuntamento ho lasciato il nuoto. Facevo calcio a 11 e calcio a 5 contemporaneamente, ma con il tempo il calcio a 11 cominciava a diventare più serio, al che dovevo scegliere: giocare o fare l’Università? Già giocando a calcio a 5 riuscivo a guadagnare un soldino, e li ho deciso di fare l’Università e giocare contemporaneamente a futsal. Quando ho finito l’Università il calcio a 5 per me era diventato “serio” e in quel momento ho avuto il dubbio di cosa era meglio per me, fino a quando ho ricevuto una proposta per venire in Italia a giocare con la Lazio, ho accettato, e li è cominciata la mia storia in Italia. Il calcio a 5 per me è molto più di un gioco, il calcio a 5 mi ha dato e mi ha tolto tante cose...non é facile stare lontano della famiglia, degli amici, perdere il padre é non avere tempo di tornare per dargli un ultimo bacio…ma dall’altra parte il calcio a 5 mi regala molte soddisfazioni personali è professionali, come nuovi amici e tanti emozioni…mi ha fatto capire che bisogna cooperare, essere persistenti, mi ha fatto emozionare oltre ad avermi dato un supporto finanziario per il mio futuro, ma, principalmente, mi ha fatto crescere come uomo.

D: Ormai sono anni che consumi le suole delle tue scarpe gommose sui parquet italiani…Lazio, Perugia ed ora Montesilvano alla corte di quel grandissimo mister che risponde al nome di Fulvio Colini…qual’è il ricordo più bello, calcisticamente parlando, che ti porti dentro nella cassa toracica al fianco del cuore??? Forse è quello legato alla conquista della coppa Italia 2006/07 proprio con il Montesilvano…l’altra coppa Italia che hai vinto nel 2002/03 con l’S.S. Lazio C5 o lo scudetto che hai portato a casa (ai calcio di rigore, in gara 3, dopo un’incredibile match contro la Lottomatica Roma, reso famoso dall’esonero di mister Ronconi fra un tempo e l’altro, ndr) nella stagione 2004/05 vestendo la maglia di patron Gaucci???
R: Io penso che tutti i titoli vinti hanno un sapore speciale e diverso uno dall’altro, però quando sono andato a Perugia venivo da un’annata piena d’infortuni (con la BNL) e mister Ronconi ed il Perugia di Riccardo (Gaucci, ndr) mi davano l’opportunità di ricominciare e di mostrare a tutti chi ero…sono arrivato e li ho trovato un ambiente dove la squadra umbra aveva appena sfiorato la vittoria, perdendo in finale. Li abbiamo fatto un grande anno, abbiamo lavorato molto, eravamo molto competitivi perfino negli allenamenti, avevamo acquistato una mentalità vincente e penso che questo é stato il fattore che ci ha portato a disputare la finale con la Roma. Però per vincere contro la Roma soltanto la mentalità vincente non bastava…dopo aver vinto la prima gara in casa, perdemmo gara due nell’ultimo secondo di gioco…oltre ad andare a gara 3, avevamo perso per infortunio Danilo, un giocatore straordinario, in quel momento tutti davano la Roma come vincente...e poi nel finale del primo tempo sembrava fatta per la Roma, il parziale diceva 3 a 0…ma li è cominciato qualcosa di strano, combinazione di molte cose: presunzione della Roma, fortuna, miglior preparazione fisica, io ricordo che tutti abbiamo dato il 110% , non abbiamo mai smesso di crederci e siamo stati ripagati con la vittoria ai rigori. Questo sentimento indescrivibile cerco di portarlo sempre con me e cerco di trasmetterlo ai miei compagni e alle persone che mi stanno vicino quando vedo che qualcuno non sta bene…

D: Veniamo a uno di quei temi che molto spesso sollevano un vespaio di polemiche e un uragano di chiacchere…tu sei una bandiera della nazionale italiana, eppure sei nato 33 anni fa su suolo sud-americano (Brasile, ndr), come spieghi questa cosa??? Cos’è per te indossare la maglia azzurra, che sentimenti provi??? Probabilmente, vedendo la tua irrefrenabile esultanza, al momento del 2 a 0 confezionato all’Ucraina (l’11 Ottobre 2008, secondo girone, sfida delicatissima, dove hai messo a segno una doppietta, ndr) si potrebbe già trovare la risposta …
R: Tutto e cominciato nel periodo della II° Guerra Mondiale quando milioni di Italiani sono scappati dalla propria terra per cercare qualcosa di meglio su suolo brasiliano. In Brasile hanno lavorato, si sono sposati e hanno costruito una famiglia, per questo tanti brasiliani e argentini hanno la possibilità di avere la cittadinanza Italiana. Nel mio caso mio nonno e nato in Italia, ma si è sposato in Brasile, per ciò ho tutti i diritti e i doveri di un Italiano. Io non ho mai nascosto la mia soddisfazione di vestire la maglia azzurra, primo perchè in Italia mi hanno accolto benissimo, poi perchè l’Italia mi ha dato l’opportunità di aiutare la mia famiglia ad avere qualcosa di migliore, inoltre mi ha dato l’opportunità di giocare i campionati più importanti del mondo. Per questo, quando sono chiamato in causa, faccio tutto con i migliori sentimenti, faccio tutto con il cuore, senza presunzione o arroganza.

D: Anche se mi vedi armato di benda, non avere paura, non ti porto nella Casa del grande fratello insieme a Mauro Marin, abbi fiducia in me, anche se so che è difficile…bene, ora apri gli occhi e guardati intorno, ti ho riportato indietro nel tempo…siamo allo stadio Maracanazinho di Rio de Janeiro ed è il 16 ottobre 2008, ed è appena terminata la sfida tra Spagna e Italia…ci troviamo dietro la porta di Feller dove si vede ancora il pallone mandato in rete dall’incredibile auto-goal di Foglia, esattamente sulla sirena del secondo tempo supplementare, una grandissima beffa…riesci a farci capire cosa hai provato quando quel pallone ha varcato la linea??? Credi che questa poteva essere veramente la volta buona per vincere il mondiale??? Qualunque cosa tu mi risponderai, voglio solo dirti che quella sera ero orgoglioso di voi!!!
R: Il calcio a 5 é bello perché ci porta in situazioni che non puoi immaginare…in quella partita ero squalificato e quindi la tensione e il nervosismo mio erano alle stelle…quando é successo non volevo crederci e mi venuto un vuoto, un silenzio dentro. Ci tenevo molto ad arrivare in finale, ero consapevole che potevamo fare una grande partita contro la Spagna e l’abbiamo fatta. Peccato che sia andata cosi ma sono sicuro che tutti abbiamo cercato di dare il meglio. Forse per me è stato il primo e ultimo mondiale, ma chi può dirlo? Penso che soltanto il tempo lo dira! Di una cosa sono sicuro, ho giocato e ho vissuto il mondiale con tutta l’intensità e la voglia che avevo dentro di me.

D: Bene, abbiamo parlato anche troppo del passato, parliamo del presente, stagione 2009/10 del Daf Montesilvano…dopo l’amarissima sconfitta in finale l’anno precedente contro la Luparense (ero sugli spalti quasi depresso, ndr) finalmente è diventato realtà un sogno quasi insperato…a spese della Marca Trevigiana siete diventati campioni d’Italia, dopo una spumeggiante gara tre in casa loro, ci credevi??? Cosa è cambiato mentalmente rispetto all’anno scorso??? Quanto c’è dell’architetto Colini in questa favolosa impresa??? Quanto sono stati determinanti i nuovi arrivati, capitanati da quel fenomeno di Mammarella (mio Dio che forte!!!, ndr)???
R: Certo che ci credevo! Dopo che abbiamo perso la finale contro la Luparense (l’anno scorso, ndr), ho visto sul viso di ognuno di noi che avevamo dato il massimo. Dopo la perdita per doping di Foglia e Morgado, nessuno credeva più nel Montesilvano, ma chi era presente, giorno dopo giorno, vedeva che il gruppo c’era. Ogni giocatore stava facendo più del 100% e questo sacrificio, questa determinazione, questa voglia di provare che la nostra squadra non era soltanto Foglia e Morgado si è vista, arrivando in una finale inedita per la società. Secondo me questa è stata la ricetta da seguire…certo era importante l’inserimento di qualche giocatore in più, perché con un campionato lungo cosi avevamo bisogno di minimo 8 giocatori dello stesso livello. La società insieme al mister ha lavorato per trovare giocatori giovani, con grande voglia di lavorare e di crescere. In seguito l’inserimento di Mammarella, Calderoli, Borruto e Cuzzolino ci ha dato la qualità per giocarcela contro qualunque squadra e sognare in grande. Però non sono solo rose… il nostro anno e cominciato benissimo, avevamo per la prima volta vinto il titolo d’inverno, poi è arrivata la Final Eight di Coppa Italia e tutti si aspettavano il Montesilvano in finale, ma non è andata cosi. Questo ha creato un grande dubbio verso la nostra squadra e nessuno, oltre il nostro spogliatoio, credeva nel titolo del Montesilvano. Già, Colini sapeva che era possibile, e noi sapevamo che se riuscivamo a fare tutto quello che lui diceva potevamo vincere, e cosi è stato…un play off dove il Mister è riuscito a raccogliere da ogni giocatore il massimo, la concentrazione giusta e la motivazione giusta. I giovani: Mammarella, ragazzo umile e portiere con molta personalità e grande voglia di migliorare, Calderoli, Borruto e Cuzzollino tutti e tre hanno imparato e sono cresciuti tanto difensivamente, si sono sacrificati per la squadra, poi avevamo Caputo, Hernan, Dario, Andrea e Ghiotti che è tornato a giocare ad aprile dopo un intervento al ginocchio, oltre due grandi pivot come Junior e Patias. Questa unione tra società esempio, allenatori, staff preparato e giocatori, disponibili a lavorare e migliorare ogni giorno, è stata la ricetta per arrivare prima del previsto alla conquista dello scudetto.



D: Dal 25 settembre al 3 ottobre in Abruzzo va in scena la Vs. prima apparizione in Uefa Futsal Cup…i vostri affersari saranno, i croati del MNK Nacional Zagreb, gli israeliani dell'ASA Tel Aviv e la vincente del girone preliminare tra FS Ilves Tampere (Finlandia), BGA Futsal (Danimarca), KF Tirana (Albania) e ZC Excess Futsal (Malta)…cosa ti aspetti da questa esperienza??? Pensi che la squadra possa essere pronta per alzare al cielo una coppa tanto importante???
R: Penso che il nostro Presidente Iervolino, portando questo girone della Uefa Futsal Cup a Montesilvano, ha voluto fare un regalo ai nostri tifosi e a tutta la regione, che sempre ci ha sostenuti e che sempre ha creduto nella nostra squadra…penso che questo è il campionato di Club più importante per un giocatore, e certamente cercheremo di essere noi stessi i primi a lavorare e cercare ogni giorno di migliorare, in questo modo sono sicuro che il Montesilvano potrà fare molto bene…. Certo che arrivare alla Final Four sarebbe un sogno per tutti, e vi assicuro che noi giocatori e staff faremo il massimo per cercare di fare questo regalo a tutta l’ Italia!

D: Immaginati di essere sulla riva del fiume Mississippi … sei armato di setaccio e stai scandagliando il fiume alla ricerca di pietre preziose come un vecchio cow boy … miracolosamente riesci a trovare cinque pepite d’oro, grandissime e molto brillanti … cinque pietre, come i cinque ruoli del calcio a cinque … accosta ad ogni pietra, il giocatore più forte con cui hai mai giocato per ogni ruolo, e se riesci, dimmi perché lo hai scelto …
R: Neffo questa é difficile. Ho giocato con tanti ,ma tanti giocatori bravi, però devo scegliere 5….
Come portieri scelgo: Caio Farina, che oltre ad essere un grande uomo secondo me è un grande portiere
Come difensore scelgo: Vaguinho, giocatore campione del mondo con il Brasile nell’1996, contraddistinto da grande tecnica e agilità, capace di difendere contro tutti i tipi di attaccanti
Come ala destra scelgo: Carlos Montovanelli , un giocatore grintoso e bravo tatticamente da cui ho potuto imparare tanto, dentro e fuori del campo.
Come ala sinistro scelgo: Hernan Garcia, un giocatore di molto movimento intelligente e molto tattico, oltre ad essere un grande uomo di gruppo.
Come Pivot scelgo: Adriano Foglia, un giocatore imprevedibile che può giocare tanto ala come pivot.
D: Caro Marcio, da questo momento sei a tutti gli effetti un Bandito del c5 onorario!!! Però per completare l’opera d’iniziazione, devi fare un’ultima cosa … ogni persona che viene nel mio studio, oltre a portare una cassa di cerveza, conclude l’intervista togliendosi un sasso dalla scarpa, il cosiddetto rospo che non sei mai riuscito a digerire … il microfono e il mio studio sono a tua disposizione … di pure tutto ciò che vuoi …
R: :):):):)…. Posso dire tutto? …..:):):):)
Una simpatica: Quanto mi piacerebbe vedere le faccia di tutti quelle che hanno detto che il Montesilvano senza Foglia e Dudu era finito !!!.....:):):):)

D: Dimenticavo, in molti a Bolzano ci facciamo questa domanda: “Ma Foglia e Morgado che fine hanno fatto??? Li rivedremo dare spettacolo su un campo parquettoso???”
R: Certo!!!…se non mi sbaglio da fine ottobre tutti e due sono disponibili per rientrare dalla squalifica, Morgado è stato ceduto in prestito a Pescara, mentre Foglia rimane a Montesilvano . Cari Banditi, vi aspetto a Montesilvano per una partita…un abbraccio forte a tutti.

Mentre scorto M.V. Forte all’uscita dello studio Banditesco mi rendo conto che quest’oggi ho avuto a che fare con un grande uomo…prima lo ammiravo “solo” per l’intensità e la passione che trasmette sul campo di gioco, ora l’ammiro ancora di più, perché ho potuto constatare con mano lo spessore del suo animo…non a avuto problemi ad aprirci il suo cuore e a rispondere con assoluta naturalezza alle nostre malsane domande, nonostante sia uno dei BIG di questo sport. Grazie mille Marcio.

Salumi orgogliosi, Bandito nr.13!!!

P.S.: Le risposte date da Marcio sono state lievemente modificate nella forma per renderle più fluide, ma la sostanza non è assolutamente stata intaccata.

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